A mio padre

Avevo trattenuto lacrime, scoprendo la loro insidiosa meccanicità.
Come quando da piccolo rompi cose,
per capire come sono fatte.
Ricordo che giravo una chiavetta impiantata sulla schiena di un Robot.
Lo lasciavo tremare in giro per la casa. Impazzito di fantasia.
Le cose diventano meno belle quando sai come funzionano.
Qualcosa di simile dovevo aver fatto con i sentimenti.
Mia sorella che mi abbraccia, e io che piango.
Meccanico.
Davanti alla sua tomba, con gli occhi asciutti,
con il senso di colpa,
ripenso al suo sguardo salato,
alle sue buste per la spesa. Fino a sentire il magone.
Niente di più facile.
Avrei potuto piangere, lo so.
So come funziona questa cosa del pianto.
Sarebbe bastato un abbraccio, o un certo
pensiero.
Con la stessa cocciutaggine
trattengo lacrime non mie
anche adesso
mentre
scrivo
e il lago si colora della cataratta di mio padre.

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