99 cent

Quella mattina Tommaso avrebbe proprio voluto alzarsi presto: si sarebbe messo su un caffè, notando con viva soddisfazione che fuori faceva ancora buio.
E avrebbe fatto piano.
Mamma, papà e Sara si sarebbero alzati ben più tardi, con gli occhi cisposi e le parole appiccicate al palato, trovandolo già vestito, vagamente profumato e pronto a cominciare una giornata piena. Come aveva promesso.
Suo fratellino Michele invece, che dormiva nel letto a castello sopra di lui, lo avrebbero dovuto tirare giù con le cannonate.
Lo diceva sul serio, si sarebbe alzato presto per trovarsi uno straccio di lavoro. Un bacio a mamma, un’occhiata d’intesa a papà, e fiero se ne sarebbe uscito dalla porta, alla ricerca del suo futuro.
Fu molto deluso al risveglio quando, cacciata fuori la testa dalle coperte, vide che era già giorno fatto.
La casa vuota.
Mamma, papà e Sara al lavoro. Michelino a scuola. Lui a letto, ancora una volta.
Un senso di magone cominciò ad opprimergli il petto. Si riavvolse nelle lenzuola per nascondersi dalla vergogna.
Alla fine decise di farla finita con i sensi di colpa e di concedersi un’ultima giornata di cazzeggio totale.
«Domani» si diceva «domani sarà tutta un’altra cosa.»
Così si recò con gli altri in Via Scalzi. C’era da contrattare con Mustafà il prezzo del fumo. Toccava a lui pagare. Chiuse su un 40 per un pezzo mica male.
Mezzora dopo si era già perso nel difficile tentativo di spiegare al Teo e a Rino una strana sensazione che vedeva materializzarsi dentro e fuori di sé: come una specie di serie di cerchi concentrici che lo avvolgevano e lo imprigionavano, ma che al tempo stesso lo ricongiungevano con tutto il resto del Cosmo.
Tommy ci metteva l’anima per spiegare. Rideva e piangeva allo stesso tempo, gli era presa così. Gli altri non capivano, e se la mia ghignavano da matti.
Tommy mandò allora tutti a quel paese e se ne andò a fare due passi da solo, per le vie del centro.
Vide musi di diversi colori, tra i ragazzetti che se ne uscivano dalle scuole, e festeggiò il rinnovato multiculturalismo della sua città ordinando un bel Kebab dal turco all’angolo.
Buttò anche un occhio alle inserzioni di un’agenzia interinale, ripromettendosi di tornarci il giorno dopo. Poi una scritta catturò la sua attenzione.
Giallo contro blu, per tutta la vetrina. Diceva: «Tutto a 99 cent».
Si trattava di un nuovo negozietto, incastonato tra altri due al posto di chissà che cosa. Non ci aveva mai fatto caso. Ne aveva solo sentito parlare di questi negozi a 99 cent.
Tommy scoppiò in una risata sguaiata, poi, incuriosito, decise di entrare.
Esaminò accuratamente tutti gli scaffali: lampadine, batterie, candele, caramelle, biscotti, incensi, una sottomarca di detersivo, bagnoschiuma, shampoo, una torcia elettrica, spray per la polvere, per le zanzare, per i capelli, carta igienica, matite, penne, gomme, quaderni. Un sacco di roba in miniatura.
Tutto a 99 cent.
Almeno su questo faceva affidamento la gente, non essendoci altre indicazioni di prezzo all’interno del negozio.
Si soffermò ad ammirare un tubetto di colla. Sorprendente, era dello stesso tipo di quella che usava alle elementari. La usavano per incollarci fogli sui quaderni, ma anche per giocare, durante la ricreazione, tirandosela da una parte all’altra del corridoio.
Gli sembrò impossibile non averne avuto bisogno per tutto quel tempo.
Doveva averla.
Ma per acquistarla, doveva far ricorso a tutta la sua concentrazione.
Doveva escludere tutto il resto.
Si mise ordinatamente in fila, con la sua colla, preparandosi già con il suo euro in mano.
Nell’attesa trovò comunque il tempo di innamorarsi perdutamente della cassiera, con quelle sue fantastiche lentiggini.
Le piovevano dagli occhi e, scroscianti, le ricadevano a cascata sulla scollatura.
Tommy fu molto felice di riceverne una per resto.

 

****

Vuoi scaricare l’ebook gratuito dei miei racconti? Lo trovi QUI.

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.